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Il giorno 18 gennaio il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha annunciato un provvedimento che apre una battaglia contro le cosiddette fake news. Vediamo schierata contro le false notizie un’alleanza che vede la collaborazione del capo della Polizia, Franco Gabrielli, e del direttore della Polizia postale, Nunzia Ciardi. Il progetto si propone come un servizio pubblico per i cittadini al fine di ridimensionare e contrastare il problema delle bufale online in occasione della Campagna elettorale per le Elezioni politiche 2018.  A questo scopo al cittadino sono state messe a disposizione la pagina web del Commissariato di PS online, e diverse pagine facebook. Infine, strumento disponibile sul sito www.commissariatodips.it è Red Button per la segnalazione istantanea di fake news. Le notizie segnalate saranno poi verificate dalla Polizia Postale (sì, avete letto bene).

Ma cosa si intende per fake news? Quali notizie e si possono definire tali?

Il termine inglese fake news, in italiano false notizie, inizia a fare parte del lessico italiano in tempi molto recenti, ossia nei primi 10 anni del nostro millenio e ha visto un picco di utilizzo come termine mediatico dal 2016. Il termine descrive quelle informazioni che, completamente o anche solo parzialmente, non sono veritiere ma ingannevoli perchè caratterizzate da un’illusoria plausibilità. Altra peculiarità delle fake news è il forte legame con il Web e con la sua capacità di rendere virali, in modo imprevedibile, alcuni contenuti. Il risultato è il condizionamento dell’ opinione pubblica su basi prive di fondamento.

Perchè siamo crediamo alle fake news?

Le motivazioni che ci spingono a credere alle fake news, sono di origine sociale, psicologica ma anche legate alla mancaza generalizzata di un forte apparto critico.

Ricadiamo nell’inganno per motivi tra cui:

  • Aspettative: le nostre aspettative sono condizionanti nella costruzione della nostra realtà e, di conseguenza del nostro comportamento. Pensiamo, ad esempio, alla profezie che si auto avverano o all’effetto placebo.
  • Amplificazione dei pregiudizi sociali: se una notizia risulta rispettare e condividere il pensiero dell’opinione pubblica, seremo più disposti ad accettarla, renderla nostra o addirittura difenderla. Al contrario non vengono accettate facilmente quelle notizie che ci mettono in difficoltà, che contrastano con il nostro pensiero personale, con i valori e ciò in cui ci identifichiamo.
  • Mancanza di verifica e di coscienza critica: forse a causa dei due motivi precedenti o forse solo per pigrizia o disinteresse, l’utente medio non è solito approfondire e verificare le notizie, anche solo tramite le fonti.

Contrastare le fake news

Il provvedimento Minniti contro le fake news risulta essere una battaglia inutile e addirittura pericolosa per varie motivazioni.

Le bufale, in tutte le forme in cui possono essere realizzate, ci sono sempre state. Di conseguenza una soluzione in stile “tolto il dente, tolto il dolore”, è molto limitativa.

In primo luogo, il problema è a monte ed è determinato dal fatto che le persone credano a questo genere di notizie. Sarebbe di conseguenza più utile e costruttivo educare e stimolare la cittadinanza e in particolari le giovani generazioni ad un approccio più critico rispetto al mondo che le circonda.

Il più banale comportamento di verifica consiste nel assicurarsi che le fonti siano affidabili ma si può approfondire il tema attraverso il confronto con altre risorse e con la ricerca sul campo. Quest’ultima non è una pratica pretendibile, ma un comportamento aperto a mettere sempre tutto in dubbio si dimostrerebbe molto vantaggioso al fine di smascherare le false notizie.

In secondo luogo, il fatto che la verifica delle fake news sia stato affidata alla polizia postale lascia molto perplessi. Infatti, per verificare una fake news servono degli esperti del tema trattato. Con quali conoscenze e competenze la polizia potrà gestire questo incarico?

Infine, c’è chi definisce questa situazione orwelliana paragonando il l’organo della polizia al Ministero della Verità. La critica che si cela dietro questo paragone teme la strumentalizzazione, ad esempio a fini politici, determinata dal potere di decidere cosa è vero e cosa è fake. Il potere sull’informazione è sempre pericoloso quando centralizzato, specialmente se consideriamo che l’informazione dovrebbe essere uno strumento del cittadino per esercitare la democrazia.

 

 

Fake news: il provvedimento Minniti
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